L’acqua è un altro mondo, forse “il primo mondo” dal quale, come sappiamo, è derivata la vita. Per capire che dalla superficie dell’acqua al suo interno siamo in presenza di in un’altra dimensione basta immergervi un bastone: la rifrazione ci farà intendere che dal nostro mondo “terrestre” a quello liquido non cambia solo l’ottica ma forse proprio le dinamiche stesse della vita.

I ciottoli che il fiume porta e arrotonda con sé, non appena sotto l’acqua, si coprono di alghe bruno-verdi mucillaginose che sono flora di un ricco ecosistema. Ecosistema che cambia mano a mano che la corrente da rapida rallenta o si arresta in lanche. Le variabili di:  velocità della corrente,  tempo di permanenza dell’acqua in uno stesso luogo, temperatura e nutrienti disciolti cambiano immensamente la comunità biologica acquatica, creando micro-ambienti interessantissimi. Specie  diverse di pesci, come ad esempio la rara ma pur presente trota marmorata (Salmo marmoratus), il barbo comune (Barbus plebejus) e lo scazzone (Cottus gobio), forapiere nell’accezione dialettale,  nelle acque ben ossigenate dalla corrente. Possiamo invece incontrare  il luccio (genere Esox), grande e temibile cacciatore, l’anguilla (Anguilla anguilla) ed il cavedano (genere Squalius) nelle acque più lente.

È presente anche una ricca e fin troppo trascurata fauna composta dai cosiddetti macro-invertebrati. I macroinvertebrati si possono apprezzare nelle acque libere sia lente che a forte corrente. Qui basterà sollevare un sasso per osservare la fuga veloce di un  gammaride (genere Gammarus) o di un asellide (Asellus acquaticus) tra i crostacei, e tra gli insetti che vivono qualche fase acquatica l’ingegnoso astuccio assemblato con ghiaia, corteccia o foglie di una larva di tricottero (Phryganeidae C.), la temibile forma larvale di una libellula (per es. la Aescha cyanea), l’eleganza di una larva d’effimera (Ephemera vulgata), l’ogiva natante di un coleottero acquatico come il ditisco  (Dytiscus marginatus) , lo sfruttamento della tensione superficiale da parte dei gerridi (Gerris odontogaster) o le pagaiate di una notonetta (Notonectidae Latreille) . La presenza di questi animali è un importante indicatore della qualità dell’acqua poiché essi non sono in grado di sopravvivere in acque molto inquinate. Ma ancor più rappresenta la salubrità di un sistema che complessivamente non avrebbe più alcun appoggio se queste creature che stanno alla base della piramide trofica venissero a mancare. Proviamo dunque a girare qualche sasso e vediamo quante e quali specie riusciamo a riconoscere.

Criticità

Oltre al già citato inquinamento proveniente dalle vicinissime colture, lungo le sponde ghiaiose appare in tutta la sua gravità il problema dei rifiuti fluitati dal fiume e adagiati sulle ghiaie prosciugate o incastratisi sugli arbusti ripari in episodi di piena. La pulizia del fiume pare un atto assolutamente inutile e quasi ingenuo: dopo appena qualche settimana, il tratto precedentemente pulito torna a presentare rifiuti di vario genere.

Altra criticità è sicuramente l’erosione delle sponde che tende ad allargarsi riducendo gli spazi di golena e restringendo il già esile diaframma che connette il corpo attivo del fiume agli abitati ed ai campi coltivati.

Notonetta (Notonecta glauca)

Gerride (Gerris odontogaster)

Tricottero in fase larvale

Crostaceo gammaride (Gammarus sp.)

Coleottero sempre più raro: il ditisco (Dytiscus latissimus). Un predatore sia da adulto che in fase larvale

Sfarfallamento di una grossa libellula Aeshna.

Asellus, insieme ai gammaridi è il tipo di crostaceo più diffuso tra i corpi d’acqua della Piave.

Ninfa di libellula in predazione di Asellus