Questo è un ambiente molto particolare, costituito da ghiaie regolarmente sommerse e prosciugate per ampi tratti nei periodi siccitosi. Alzando lo sguardo verso la sorgente è possibile notare alcune dinamiche idrogeologiche che ci fanno capire alcuni “meccanismi” fisici del corpo idrico. Il paesaggio fluviale leggibile da questo punto pare come un libro aperto facilmente comprensibile da chiunque. Ci troviamo nel tratto medio del fiume Piave, essendo, come tutti i fiumi alpini suddiviso in tre segmenti: alto, medio e basso corso. Tecnicamente, il medio corso viene considerato da Ponte della Priula a Ponte di Piave, (in realtà, per caratteristiche idrogeologiche e paesaggistiche, dovremmo considerarne l’inizio molto più a monte); è il tratto di fiume in cui il piano inclinato iniziato con la parte alpina (alto corso) si riduce, il fiume continua la fase di deposito dei materiali litici raccolti nel percorso montano e tende a divagare per la campagna. Le golene raggiungono una vasta estensione.

Riva erosa del fiume – foto Gian Pietro Barbieri Circolo Legambiente “Piavenire”

E’ possibile notare altresì che il flusso idrico riguarda preferibilmente i bordi dell’alveo, con dei canaloni che costeggiano le rive erose. Questo è l’andamento naturale e corretto di un fiume alpino con una portata regolare, infatti i depositi ghiaiosi si accumulano verso il centro dell’alveo, convogliando l’acqua ai margini. Tale fenomeno consente una migliore infiltrazione d’acqua, condizione essenziale per un corretto e costante ripascimento delle falde acquifere che a loro volta genereranno corsi d’acqua di risorgiva. La divagazione delle acque consente come “effetto collaterale” anche la dispersione di un’infinità di semi, spesso fluitati da zone anche molto lontane (ghiaioni di montagna) che trovano in queste aree possibilità di attecchimento

Questa zona di prossimità, così come lanche e piccole buche che conservano l’acqua anche in periodi di magra, costituiscono il territorio di caccia preferito per alcuni ardeidi, fra cui frequentemente la Garzetta (Egretta garzetta), l’Airone bianco (Ardea alba) che arriva al metro di lunghezza e verso sera, la Nitticora (Nycticorax nycticorax). Qui si può osservare anche il Martin pescatore (Alcedo atthis)